L'altra notte nel cielo di Alessandria

Il capo equipaggio piegò il muso dell’aeroplano verso il basso, verso le nubi e tirò i motori al massimo. I motori urlavano impazziti, le ali vibravano per la velocità; sentivo un fischio acuto assordante che cresceva come l’urlo di una sirena…Le lancette fosforescenti del cruscotto sembravano impazzite. Raggiungemmo le nubi. Giù ancora…Siamo in mezzo alle nubi, fasciati, avvolti, accecati dalla nebbia delle nubi. Con l’aeroplano che precipita tutta forza verso terra. Se le nubi toccano la terra ci schiacceremo contro un molo con il nostro carico di bombe...Leone Concato

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02 Dicembre 1940 - Anno XIX

Duemila, millecinquecento, mille, cinquecento. Paurosa come uno spettro appare improvvisamente la nera lastra del mare. Il pilota è teso sui comandi. Attimi. Tira a tutta forza per chiamare l’aeroplano in linea di volo. Gli occhi mi si annebbiano. Partecipo fisicamente con un diffuso senso di pena all’enorme sforzo che sopportano le ali per reggere il peso tremendo. A pochi metri dall’acqua l’aeroplano torna in linea di volo…I caccia nemici ci cercano incrociando. Uno ci punta contro da destra. Apre il fuoco. Anche le nostre mitragliatrici aprono il fuoco. Il soffitto della cabina di comando, colpito da una raffica, si stacca come un foglio di carta e sparisce. Entra la luce della luna. Il motorista è in ginocchio che sorveglia i motori. Il secondo pilota è alla mitragliatrice di torretta e spara a raffiche brevi e precise. Siamo a pochi metri dall’acqua; le nubi si vanno diradando…Un caccia nemico è sparito. Colpito? Il secondo insiste nell’inseguimento. Ma la mano sicura del capo equipaggio fa sgusciare il nostro pesante aeroplano fra le ombre che le nubi disegnano sul mare. Mezz’ora dura l’inseguimento. Fra lo sgranar rabbioso delle mitragliatrici. Poi anche il secondo caccia sparisce…